Doveva essere il mandato della ripartenza e della continuità amministrativa, ma i primi cento giorni del terzo mandato di Matteo Biffoni somigliano sempre più a una sequenza ininterrotta di inciampi e promesse infrante. Il cosiddetto "metodo Biffoni" — caratterizzato da annunci trionfalistici a mezzo stampa (e nei video su Instagram) prima del raggiungimento dei risultati — sta mostrando tutti i suoi limiti strutturali di fronte ai fatti concreti dell'amministrazione.
L'emblema di questa paralisi è la gestione dello Stadio dell'Acqua di Iolo. La revoca dei 6,5 milioni di euro del PNRR non è un banale imprevisto burocratico, ma la certificazione di un fallimento d'indirizzo: la Giunta ha approvato progetti definitivi consapevole di non avere i tempi tecnici per rispettare le scadenze europee. La narrazione del Sindaco, che definisce il Comune "parte lesa" scaricando la colpa sulla centrale di committenza e sulle imprese, si scontra con la realtà contabile. Il Comune si trova oggi senza vasca olimpionica, con 1,95 milioni da restituire subito a Roma e un mutuo da 9,5 milioni di euro con l'Istituto per il Credito Sportivo che produce interessi passivi a carico della collettività. Per tappare la falla, l'amministrazione attingerà a 6,5 milioni di euro dell'avanzo di amministrazione lasciati in eredità dalla gestione commissariale: risorse che avrebbero dovuto finanziare scuole, manutenzione stradale e welfare sociale, utilizzate invece come "cerotto" per coprire errori di programmazione.
Analogo cortocircuito si registra sullo Stadio Lungobisenzio. Sbandierato in campagna elettorale e durante i primi giorni di mandato come la prima vittoria concreta della nuova consiliatura, l'aumento della capienza da 1.999 a 3.000 posti è stato respinto dalla Commissione comunale di vigilanza. Il parere negativo, motivato dalla mancanza di defibrillatori pediatrici, piani di emergenza obsoleti e recinzioni incomplete, dimostra la distanza tra il presenzialismo mediatico del "sindaco-tifoso" e l'effettiva capacità di coordinare la macchina burocratica.
Mentre i grandi progetti infrastrutturali rimangono al palo — con il cantiere del Parco Centrale immobile da 12 anni dopo l'abbattimento dell'ex ospedale e sottoposto a continue ed onerose varianti — l'amministrazione fa cassa sui cittadini. L'approvazione dell'ennesimo aumento della TARI (+8,5% per le famiglie e +8% per le imprese) porta l'incremento cumulato a superare il 20% in un solo quadriennio. La giustificazione reiterata della mancanza di impianti di smaltimento appare tardiva, giungendo da una classe politica che governa il territorio da oltre un decennio senza essere riuscita a realizzare le infrastrutture necessarie per il recupero energetico dei rifiuti indifferenziati.
A completare il quadro di questa prima fase di mandato è la reazione della maggioranza di centrosinistra (PD, Biffoni Sindaco, AVS, Casa Riformista) davanti agli organi di controllo. Il boicottaggio strategico della Commissione Controllo e Garanzia, fatto saltare tramite la mancanza del numero legale per non affrontare la discussione sul tema dell'aeroporto e sulla gestione dei cantieri, testimonia una crescente insofferenza verso la trasparenza. La scelta di denunciare la "cantierabilità immediata" della piscina tramite comunicati stampa e, al contempo, negare l'accesso agli atti del progetto esecutivo ai consiglieri comunali di opposizione confina la democrazia cittadina a una mera rappresentazione di propaganda.
Il terzo mandato di Matteo Biffoni si apre dunque sotto il segno dell'inefficienza: una gestione che celebra preventivamente i traguardi e, di fronte ai ridimensionamenti della realtà — dai fondi persi ai verbali negativi delle commissioni —, cerca scuse tecniche o scarica il conto finanziario sulle tasche dei cittadini pratesi.