Confrontanto la delibera ufficiale della Giunta Comunale n. 72 del 3 giugno 2026 ela "narrazione" del PD, emergono profonde discrepanze, omissioni e una netta strumentalizzazione politica della vicenda.
La posizione di Francesco Puggelli va letta anche tenendo conto del forte peso specifico del suo profilo politico: Puggelli è infatti il primo sindaco di sinistra dopo 50 anni ad aver perso le elezioni a Poggio a Caiano, un dato storico che certamente accentua la necessità, per il centrosinistra locale, di trovare un terreno di scontro per delegittimare la nuova amministrazione ("sfiduciare" il sindaco Palandri) e tentare una rivalsa politica.
Martini e Puggelli sostengono che esistesse un percorso lineare, "condiviso con il Demanio per arrivare all'acquisizione definitiva", avviato fin dal 2012, e accusano la giunta Palandri di non aver "né visto né riconosciuto la mole di documentazione predisposta negli anni". Caso curioso che nessuno dell'opposizione durante Consiglio comunale abbia tirato fuori qualche argomentazione valida in tal senso. Anzi, i soliti noti si sono ripresentat in forza dopo più di un mese diu silenzio.
La delibera di Palandri smentisce la linearità di questo percorso. L'istanza formale per il Federalismo culturale è stata presentata dal Comune solo il 18 marzo 2022 (sotto la giunta Puggelli). Tuttavia, l'Agenzia del Demanio, il 3 settembre 2024, ha dovuto comunicare l'archiviazione della pratica a causa del "trascorrere del tempo dalla precedente istanza senza che fosse stato inoltrato il Programma di valorizzazione".
Di fatto, la passata amministrazione di centrosinistra ha lasciato scadere i termini senza presentare i piani strategici richiesti dalla legge, costringendo il Comune a dover rincorrere la pratica successivamente.
Gli ex sindaci parlano del Bargo come dell'ultimo tassello di un progetto che avrebbe consentito al Comune di "acquisire gratuitamente il bene", e che il problema attuale sarebbe la mancanza di volontà politica della maggioranza.
Il trasferimento tramite federalismo demaniale non è mai davvero "gratuito", poiché la legge impone rigorosi obblighi di tutela, manutenzione e, appunto, valorizzazione.
La delibera specifica che il Comune avrebbe potuto riattivare il procedimento solo se avesse ottenuto un ingente contributo statale per le opere pubbliche e la messa in sicurezza (richiesto tramite il decreto ministeriale del 14 luglio 2025). Il 1° aprile 2026, il Ministero dell'Interno ha escluso il Comune di Poggio a Caiano dai beneficiari del finanziamento. Senza soldi pubblici extra-comunali, le casse del Comune non avrebbero potuto sostenere i costi del parco. La tesi della maggioranza sulla "sostenibilità finanziaria" trova quindi un riscontro oggettivo nei decreti ministeriali.
L'opposizione parla di "interruzione di quasi trent'anni di collaborazione" e punta il dito contro l'ordinanza comunale che ha disposto la chiusura dell'area, accusando Palandri di "incompetenza".
Resta il fatto che la convenzione originaria tra il Comune e il Demanio (firmata nel 2000) aveva una durata di 13 anni ed è scaduta il 31 dicembre 2013, senza alcuna forma di rinnovo tacito. Ciò significa che sia sotto la sesta giunta Martini (dal 2013 al 2018) sia sotto la giunta Puggelli (2018-2023), il Comune ha detenuto il parco "di fatto" e in via precaria, senza una concessione formale valida. Inoltre, l'atto ufficiale dichiara esplicitamente che "attualmente il Comune di Poggio a Caiano non sta utilizzando in alcun modo il Parco del Bargo": la chiusura e lo stato di abbandono, quindi, non sembrano una scelta improvvisa di Palandri, ma la conseguenza di una paralisi che durava da tempo.
L'offensiva "mediatica" e la raccolta firme promosse dal PD e da Francesco Puggelli al Circolo Becagli si configurano come una forte operazione di opposizione politica. Evidenziando i cancelli chiusi, il centrosinistra tenta di addossare l'intera colpa alla giunta Palandri.
Però, la critica storica e documentale dimostra che la restituzione del bene è l'esito finale di un'inerzia amministrativa pluriennale (la concessione era scaduta nel 2013 e i piani di valorizzazione non erano stati presentati nei tempi), coronata dal mancato ottenimento dei fondi statali nel 2026.
Per Puggelli, politicamente indebolito dalla storica sconfitta elettorale, cavalcare il malcontento per la chiusura del Bargo rappresenta una chiara strategia per ricompattare la propria base e attaccare la coalizione di centrodestra che lo ha spodestato.