C'è un equivoco di fondo che sta logorando il nostro territorio: l'idea che la politica sia una sfida a scacchi tra fazioni, dove l'obiettivo non è risolvere un problema, ma avere l'ultima parola (o l'ultima sentenza).
La politica che fa politica solo per nutrire se stessa, per difendere un posizionamento o per vincere una battaglia di carte bollate, non è politica.
È autoreferenzialità tossica.
È un esercizio di potere fine a se stesso che lascia i problemi esattamente dove sono, o peggio, li aggrava.
Il caso del traffico a Poggio a Caiano è l’esempio perfetto di questo cortocircuito. Per anni ci è stata venduta l’ideologia dell’inquinamento come paravento per giustificare scelte viabilistiche punitive.
Ma i dati (quelli veri) ci dicono che é stato parlato esclusivamente di inquinamento (acustico - e non è una roba fatta di sola semantica), un problema che esisteva col doppio senso e continua a esistere col senso unico.
Eppure, la "tifoseria politica", con la loro piccola armata Branca Leone, è riuscita a fagocitare persino i propri diritti.
Siamo arrivati al paradosso per cui pur di dar ragione alla propria "curva", si accetta di rimanere bloccati in fila per ore, di avere mezzi pesanti che sfogano su strade residenziali inadatte e di vedere ostacolati persino i mezzi di soccorso.
Quando l'appartenenza politica diventa più importante dei tuoi diritti o della tua sicurezza, significa che la tifoseria ha vinto sul "buonsenso".
In questo scenario, abbiamo assistito all'uso dei dati ARPAT come se fossero tavole della legge, branditi da chi nemmeno comprende cosa sta leggendo. Però urla al "superamento dei limiti" omettendo che quegli stessi rapporti definiscono le misure non confrontabili legalmente con i limiti di legge per mancanza di requisiti tecnici. E questo lo scrive ARPAT stesso su quei dati.
Nei suoi dati, ARPAT dichiara ufficialmente che i valori misurati non sono direttamente confrontabili con i limiti di legge poiché il punto di misura è privo dei requisiti tecnici necessari, confermando inoltre che i livelli di rumore sono rimasti analoghi a quelli dello stato precedente nonostante il nuovo asfalto.
Usare la scienza a metà, o peggio, usarla in modo errato per trasformarla in una verità assoluta da scagliare contro l'avversario, non è fare informazione: è pura manipolazione.
È spaventare la gente con la parola "salute" per nascondere che non si ha una soluzione reale alla complessità di una strada di scorrimento.
È ora di uscire dalle logiche di schieramento e pretendere soluzioni pratiche, non ideologiche.
La politica deve tornare a respirare la strada, quella vera, fatta di persone che lavorano, che si spostano e che hanno il diritto di vivere in un paese fluido, sicuro e, finalmente, meno urlato.
La politica non può essere fatta da vecchi blogger, che sanno magari tutto su ricorsi e ordinanze, ma non allo stato attuale non sanno nemmeno come si esce dal paese.