A Prato si torna a votare il 24 e 25 maggio, appena due anni dopo le ultime amministrative. Una città commissariata, ferita dall’inchiesta che ha travolto l’ex sindaca Ilaria Bugetti e costretta a tornare alle urne in un clima di sfiducia e inquietudine.
Cinque i candidati in corsa per la guida del Comune: Matteo Biffoni per il centrosinistra, Gianluca Banchelli per il centrodestra, Jonathan Targetti con la lista civica “L’Alternativa c’è”, Enrico Zanieri per la sinistra radicale e Claudio Belgiorno con la sua civica.
Ma il dato politico più evidente è un altro: il ritorno di Matteo Biffoni. L’ex sindaco, già alla guida della città per due mandati prima dell’elezione di Bugetti, si ripresenta oggi come uomo della soluzione.
Eppure molti dei problemi che soffocano Prato sono cresciuti proprio durante gli anni della sua amministrazione e di quella del suo stesso partito.
La città che oggi chiede sicurezza, legalità, controllo del territorio e trasparenza è la stessa città governata per oltre un decennio dal centrosinistra.
Biffoni parla di “nuova stagione”, di cinque grandi sfide – giovani, infrastrutture, economia, casa e sicurezza – e rivendica persino opere “iniziate da lui” che vorrebbe completare.
Ma il punto politico resta difficile da ignorare: se oggi Prato vive una crisi così profonda, perché chi ha governato per anni dovrebbe rappresentare il cambiamento? La causa del problema raramente può esserne la soluzione.
La questione più grave riguarda la criminalità organizzata e il radicamento della mafia cinese nel tessuto economico pratese. Per anni il fenomeno è stato minimizzato, derubricato a problema di percezione o trattato con cautela per paura di alimentare tensioni dalle precedenti amministrazioni.
Oggi però i numeri e le indagini raccontano altro: tentati omicidi, incendi dolosi, sequestri, sfruttamento del lavoro, bische clandestine, riciclaggio, traffici illeciti e la cosiddetta “guerra delle grucce” hanno trasformato Prato in uno dei territori più delicati del Paese sul fronte delle infiltrazioni mafiose.
La Fondazione Caponnetto, nel dossier presentato a pochi giorni dal voto, ha parlato apertamente di anni di sottovalutazioni e tempo prezioso perso. Il presidente Salvatore Calleri ha denunciato l’esistenza di vere e proprie “terre di nessuno” nei capannoni del distretto, luoghi dove legalità e controlli dello Stato sono arretrati. Un’accusa pesante, che inevitabilmente chiama in causa anche le amministrazioni precedenti.
Non è un caso che due candidati abbiano scelto di presentarsi personalmente alla conferenza della Fondazione Caponnetto: Gianluca Banchelli e Jonathan Targetti.
Quest’ultimo, in particolare, ha costruito gran parte della sua campagna sul tema della legalità e della trasparenza, evitando ambiguità o minimizzazioni.
Targetti parla apertamente di mafia, di infiltrazioni economiche, di carenze strutturali nelle forze dell’ordine e negli uffici giudiziari, tutte ben documentate nel suo libro Pratown.
Targetti propone un piano dettagliato che comprende il rafforzamento dei controlli nelle aziende, investimenti su questura e tribunale, monitoraggio del riciclaggio, contrasto agli appartamenti sovraffollati e più strumenti per la sicurezza urbana.
La sua candidatura rappresenta probabilmente la novità più interessante di questa tornata elettorale. Non solo perché intercetta una parte dell’elettorato stanco dei poli tradizionali, ma perché prova a tenere insieme legalità, sviluppo economico e attenzione concreta al distretto produttivo. L’incontro con Luigi Marattin e con le eccellenze del tessile pratese – da Rifò al Cardato Riciclato – ha mostrato una visione che punta a valorizzare il lavoro sano e l’economia legale, senza chiudere gli occhi davanti alle distorsioni del sistema.
Prato oggi si trova davanti a un bivio politico e culturale. Continuare con una classe dirigente che per anni ha amministrato la città minimizzando certi fenomeni, oppure aprire una fase nuova, capace di affrontare senza ipocrisie il nodo sicurezza-legalità. Per troppo tempo la paura di “danneggiare l’immagine della città” ha prodotto silenzi e rimozioni. Ma negare un problema non lo elimina: lo rafforza.
Le elezioni del 24 e 25 maggio saranno anche questo: un referendum sulla volontà di Prato di guardarsi finalmente allo specchio.