La massima magistratura amministrativa italiana ha messo la parola fine sulla disputa viabilità a Poggio a Caiano. La sentenza del Consiglio di Stato non è solo una decisione su un senso unico, ma un manuale su chi può (e chi non può) comandare sulle strade di un Comune sotto i 10.000 abitanti.
Il cuore della sentenza colpisce un punto tecnico fondamentale: via Vittorio Emanuele (e via Pratese) è una strada provinciale. Secondo il Codice della Strada, nei comuni con meno di 10.000 abitanti, la gestione di tali arterie spetta esclusivamente all'ente proprietario, ovvero la Provincia.
Il Sindaco Palandri, ripristinando il doppio senso nel 2024, ha commesso quella che tecnicamente si chiama "incompetenza territoriale". Nonostante la volontà politica di rispondere alle promesse elettorali, il Comune ha agito su una strada non sua, scavalcando la gerarchia degli enti.
Uno dei passaggi più pesanti della sentenza riguarda l'uso delle ordinanze per motivi di salute. Molti cittadini e l'amministrazione precedente hanno sempre sostenuto che il senso unico fosse necessario per combattere lo smog. Il Consiglio di Stato, al punto 12.1.2, ha però smontato questo approccio:
"...il potere di ordinanza contingibile e urgente presuppone la necessità di intervenire con urgenza per fronteggiare situazioni di pericolo eccezionali e impreviste, che non possono essere fronteggiate con gli strumenti ordinari previsti dall’ordinamento."
I giudici chiariscono che lo smog e il traffico a Poggio non sono un'alluvione o un terremoto imprevisto, ma un problema "strutturale e cronico". Pertanto:
"...proprio per il loro carattere strutturale, non possono essere fronteggiate con lo strumento dell’ordinanza contingibile e urgente."
In parole povere: la salute è importante, ma non può essere usata come una "scorciatoia legale" per evitare studi tecnici e accordi con la Provincia.
Qui nasce il corto circuito logico che molti, oggi, preferiscono ignorare. Se la sentenza di oggi dichiara che il Sindaco non ha competenza sulle strade provinciali e non può usare ordinanze d'urgenza per problemi cronici, cosa ne è dell'ordinanza che nel 2022 istituì il senso unico?
Il paradosso è servito:
Stessa Legge: Nel 2022 la legge era identica a quella di oggi. Poggio aveva meno di 10.000 abitanti e la strada era già provinciale.
Stesso Errore: Anche allora fu usato lo strumento dell'ordinanza sindacale d'urgenza per un problema (lo smog) che la sentenza definisce oggi "non urgente ma strutturale".
L'unica differenza: Nel 2022 la Provincia di Prato scelse di non impugnare l'atto, lasciando che il Sindaco "invadesse" il suo campo. Quell'ordinanza è rimasta in piedi non perché fosse più legittima, ma solo perché nessuno (allora) fece ricorso al TAR entro i 60 giorni.
In pratica, il senso unico è nato da un atto tecnicamente viziato quanto quello che lo ha rimosso. La differenza non è stata la legalità, ma la convenienza politica della Provincia.
Oltre alle carte bollate, resta un tema di coerenza civile. Molti cittadini hanno sostenuto il ricorso in nome dell'ambiente e della salute pubblica. Tuttavia, sorge spontanea una domanda: quanti di loro, una volta ripristinato temporaneamente il doppio senso, hanno continuato a usare via Fallaci per senso di responsabilità ambientale, e quanti invece hanno approfittato della comodità del rientro diretto in centro?
La sentenza ci dice che le regole valgono sempre, non solo quando ci fanno comodo. Non importa che a richiedere l'applicazione delle regole sia uno, cinque o mille cittadini: la Legge è Legge, sempre. E ci ricorda che la viabilità di un territorio non può essere un braccio di ferro tra fazioni, ma deve passare da una programmazione tecnica seria tra Comune e Provincia. Cosa che, dal 2022 a oggi, sembra essere mancata da entrambe le parti.