La gestione del traffico a Poggio a Caiano si trasforma in una battaglia legale e politica senza esclusione di colpi. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato l’illegittimità del ritorno al doppio senso di marcia in via Vittorio Emanuele (SR 66), il clima tra il Sindaco Riccardo Palandri e il Presidente della Provincia Simone Calamai si è fatto incandescente.
21/01/2026
La massima magistratura amministrativa ha respinto il ricorso del Comune, confermando quanto già stabilito dal Tar: la viabilità deve tornare alla configurazione precedente (senso unico), annullando le modifiche introdotte dalla giunta Palandri nel 2024.
Il cuore della sentenza tocca un punto tecnico cruciale: nei comuni sotto i 10.000 abitanti, la gestione delle strade provinciali e regionali che attraversano il centro abitato spetta all'ente proprietario, ovvero la Provincia.
La sentenza evidenzia un’invasione di campo: nei comuni sotto i 10.000 abitanti, la competenza sulle strade provinciali spetta alla Provincia, non al Sindaco. L'ordinanza del 2024 è stata dichiarata nulla proprio per questa incompetenza territoriale.
Logica vuole che lo strumento fosse tecnicamente sbagliato anche nel 2022, quando il senso unico fu istituito: la legge era la stessa, ma allora la Provincia ( forse per motivi politici? ) scelse di non contestare l'atto, rendendolo definitivo nonostante il vizio di forma.
Inoltre, il punto 12.1.2 della sentenza demolisce il ricorso all’'emergenza salute': lo smog non è un pericolo imprevisto, ma un problema cronico che va gestito con studi tecnici e atti dirigenziali da parte della provincia, non con ordinanze urgenti del Sindaco.
È il paradosso finale: chi oggi usa la 'salute' come scudo per difendere il senso unico, ignora che i giudici hanno bocciato proprio il metodo usato per istituirlo, definendolo un potere che il Sindaco non poteva esercitare.
La pubblicazione della sentenza ha innescato un botta e risposta durissimo tra i due vertici istituzionali, con visioni diametralmente opposte sull'esecuzione del verdetto.
Dopo un mese di silenzio, il Sindaco Palandri ha dichiarato di voler rispettare la sentenza, pur definendola amara e minimizzando il numero dei ricorrenti ("solo cinque cittadini") - ma la Legge è Legge, anche se a volerla rispettata fosse anche un solo cittadino.
La tesi: Poiché il Consiglio di Stato ha stabilito che la competenza sulla SR 66 è provinciale, Palandri sostiene che spetti ora alla Provincia decidere come procedere.
L'appello: Il Sindaco chiede l'apertura di un tavolo di confronto per difendere l'idea del doppio senso, ritenuto fondamentale per il commercio e la fluidità del traffico.
Il Presidente della Provincia ha risposto con estrema fermezza, chiudendo a ogni ipotesi di dialogo.
L'ultimatum: Calamai ha annunciato che chiederà formalmente al Comune di ripristinare la segnaletica del senso unico.
Il potere sostitutivo: Se il Comune non interverrà, la Provincia procederà d'ufficio al ripristino, addebitando poi tutte le spese alle casse comunali.
La stoccata: "Non ci sono condizioni di confronto: va data puntuale esecuzione alla sentenza".
Un altro punto di attrito riguarda il Ponte al Mulino (SP 8), che collega Prato e Poggio. Inizialmente la Provincia aveva concesso il nulla osta per il doppio senso su questo tratto. Tuttavia, a seguito della sentenza, la Provincia ha revocato il via libera. Secondo Calamai, essendo caduto il progetto complessivo della SR 66, non sussistono più le condizioni tecniche per mantenere il doppio senso sul ponte. Questo costringerà i cittadini di Poggio a continuare a percorrere lunghi giri tra le province di Prato e Firenze per raggiungere l'altra sponda dell'Ombrone.
L'opposizione di centrosinistra (PD e Poggio Insieme) attacca frontalmente la giunta, parlando di "sconfitta totale".
L'accusa di "Scarica barile": Il PD accusa Palandri di aver perso tempo prezioso e di aver sperperato denaro pubblico in atti illegittimi e ricorsi persi.
Rispetto dei cittadini: L'opposizione difende i cinque ricorrenti, sottolineando che hanno agito per l'interesse generale della salute e dell'ambiente, contro un progetto ritenuto tecnicamente debole.
Danni al territorio: Viene criticato il fatto che la piazza principale del paese sia rimasta "in ostaggio" per tre anni per un piano di viabilità che ora deve essere smantellato.
Sarebbe interessante sapere quanti dei paladini della salute e dell'ambiente, una volta che fu riaperto il doppio senso, abbiano continuato a preferire la circonvallazione (via Fallaci) o se abbiano ceduto alla comodità del rientro diretto, smentendo con i fatti la propria battaglia.
La sentenza in sintesi:
Incompetenza del Comune: La sentenza stabilisce che, nei Comuni con meno di 10.000 abitanti, la competenza sulle strade provinciali che attraversano il centro abitato spetta esclusivamente alla Provincia. Il Sindaco, dunque, non ha il potere di modificare il senso di marcia su via Vittorio Emanuele e via Pratese senza l'accordo formale dell'ente proprietario.
Abuso dell'Ordinanza Contingibile e Urgente: Il tribunale ha chiarito che il Sindaco può usare lo strumento dell'ordinanza solo per pericoli eccezionali, imprevisti e temporanei (es. un crollo o un'emergenza immediata).
Smog come "Problema Strutturale" (Punto 12.1.2): I giudici hanno sottolineato che l'inquinamento da traffico è un fenomeno cronico e strutturale, noto da anni. Pertanto, non può essere trattato come un'emergenza improvvisa. Per affrontarlo serve una pianificazione tecnica ordinaria (come il Piano del Traffico) e non un'ordinanza "creativa" del Sindaco.
Il valore della Salute: La sentenza non nega l'importanza della salute pubblica, ma afferma che essa va tutelata attraverso i canali amministrativi corretti (studi tecnici e atti dirigenziali) e non può essere usata come pretesto legale per scavalcare le competenze della Provincia.
Annullamento degli atti comunali: Di conseguenza, l'ordinanza del 2024 che ripristinava il doppio senso è stata dichiarata nulla, poiché emanata da un soggetto (il Sindaco) privo della necessaria competenza giuridica su quel tipo di strada.
Effetto sulle strade comunali: La sentenza colpisce indirettamente anche le modifiche fatte su strade comunali collegate, qualora siano state attuate con lo stesso strumento dell'ordinanza sindacale d'urgenza invece che con normali atti dei dirigenti tecnici.